Pescara (mercoledì, 15 ottobre 2025) — Nell’Italia dei primati, tra festival culturali, ritiri sportivi di lusso e finanziamenti “amichevoli” mascherati da bandi, l’Abruzzo si distingue purtroppo anche per i record negativi nel settore sanitario. La Regione si posiziona tra gli ultimi posti nella classifica nazionale per l’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), confermando una situazione critica già segnalata negli anni precedenti. A sottolineare la gravità del fenomeno è il deputato del Partito Democratico, Luciano D’Alfonso, citando i dati ufficiali dell’ultima indagine della Fondazione Gimbe.
di Alice Grieco
“La rilevazione annuale condotta dalla Gimbe, istituzione riconosciuta a livello nazionale per la promozione della medicina basata sulle evidenze, mostra chiaramente come l’Abruzzo si collochi al 18° posto tra le Regioni e Province autonome, risultando inadempiente secondo il nuovo Sistema di Garanzia (NSG)”, spiega D’Alfonso. “Il punteggio insufficiente riguarda due dei tre ambiti monitorati: la prevenzione collettiva e la sanità pubblica, e l’assistenza distrettuale. Nel 2023, inoltre, la Regione ha peggiorato di due punti rispetto al già critico 2022”.
L’onorevole evidenzia che i dati Gimbe trovano conferma nell’esperienza quotidiana dei cittadini. “Ogni giorno la realtà delle lunghe liste di attesa e delle prestazioni sanitarie non erogate emerge dalle storie di persone comuni: come la signora Maria, che da mesi non riesce a prenotare una mammografia urgente, o la signora Giovanna in attesa di un’ecografia”. Secondo D’Alfonso, ciò che distingue l’analisi della Fondazione è l’uso rigoroso di evidenze scientifiche, basate su studi clinici, revisioni sistematiche e linee guida integrate con l’esperienza dei professionisti e il feedback dei pazienti.
Dal rapporto emergono due criticità principali. La prima riguarda la prevenzione sanitaria collettiva: le campagne di screening e controllo sono insufficienti rispetto al fabbisogno regionale. “In Abruzzo manca un sistema di monitoraggio efficace: non è chiaro quanti cittadini siano convocati, quanti rispondano e quanti rinuncino. Molti, di fatto, ricorrono a prestazioni a pagamento, mentre chi non può permetterselo rinuncia del tutto alla cura. Secondo Gimbe, il 12% della popolazione rinuncia alle prestazioni sanitarie pubbliche per difficoltà economiche o burocratiche”.
La seconda criticità riguarda l’assistenza distrettuale, che include medicina di base, continuità assistenziale, assistenza territoriale e farmaceutica. “In molte aree interne mancano medici di base e pediatri. La continuità assistenziale è compromessa, gli hospice risultano sovraccarichi e l’accesso a servizi domiciliari complessi è reso difficoltoso da una burocrazia eccessiva, costringendo famiglie e caregiver a sacrifici enormi”.
Conclude D’Alfonso: “L’indagine Gimbe deve suonare come un campanello d’allarme per l’Abruzzo. La Regione non riesce più a garantire assistenza adeguata ai cittadini e, al contempo, nasconde un disavanzo significativo. È necessario un intervento urgente, trasparente e concreto per affrontare i disservizi e tutelare la salute pubblica”.
Last modified: Ottobre 15, 2025

