Pescara (sabato, 20 dicembre 2025) — Un’altra domenica di lavoro alla Mensa di Celestino si trasforma in un racconto a due facce. Da un lato l’aperitivo multietnico, pensato come momento di incontro e condivisione per le comunità straniere del territorio. Dall’altro, la fila silenziosa di 32 giovani — per lo più pakistani e afgani — che attendono un pasto caldo senza avere un luogo dove trascorrere la notte.
di Alice Grieco
A segnalare la situazione è Pierino Giorgi, presidente della Fraterna Tau, l’associazione che gestisce la mensa. «Sono passato e mi sono trovato circondato da 32 ragazzi che da giorni chiedono aiuto», racconta. Un numero che fotografa una realtà ormai stabile, non più episodica. Giorgi collega l’aumento degli arrivi alla rotta balcanica: i giovani si scambiano informazioni sui social, raggiungono parenti e conoscenti e fanno della città una tappa, spesso senza che il territorio disponga di strumenti adeguati per accoglierli.
Le richieste sono essenziali: coperte, giubbotti, maglioni. Aiuti immediati ma insufficienti, perché la notte questi ragazzi continuano a trascorrerla all’aperto, con temperature rigide. Giorgi racconta di aver parlato a lungo con loro grazie a un traduttore: «Vado via con il magone sapendo che ancora devono dormire fuori».
È qui che l’emergenza supera la dimensione del bisogno quotidiano e chiama in causa le istituzioni. La Fraterna Tau, insieme ad altre realtà del volontariato, ha inviato una lettera alla prefettura chiedendo un incontro per costruire una risposta strutturata, che non si limiti alla rete informale di pasti e indumenti recuperati all’ultimo momento.
«Stiamo affrontando una prova difficile, dai risvolti complessi, sulla quale sarebbe opportuno riflettere seriamente insieme», sottolineano i volontari. Il nodo è evitare che l’assistenza resti un semplice “tamponamento”: un pasto caldo e poi di nuovo la strada. Senza strutture adeguate, il rischio è lasciare decine di persone all’aperto nei mesi più freddi.
Last modified: Dicembre 20, 2025

